Old and Wise – 11.04.21

Senza emozioni sarei morto cent’anni fa.

Old and Wise. C’era un bellissimo pezzo di Alan Parson con questo titolo, un po’ nostalgico nelle atmosfere, che è poi un po’ anche con lo stesso sentimento che ho addosso in questo momento.

Bisogna stare attenti a pronunciare la parola nostalgia, che poi la gente si spaventa e scappa, già mortalmente annoiata ancor prima di cominciare.

Madonna, la nostalgia. Cheppalle, eh?

Tutti così sempre pronti a buttare subito un concetto scomodo nel lavandino della cucina assieme a tutti i piatti sporchi, liquidandolo come una parola apparentemente banale. Che poi lo so che vi trovo a piangere davanti alla pubblicità.

In ogni caso, la nostalgia non c’entra.

È un fatto di età, di maturità (come dicono quelli maturi), di traguardi raggiunti, sfiorati e mancati, di strade perse e altre scoperte, di esperienze, di bilanci e di confronti.

Confronti con me stesso, solo. Con chi se no.

Voi? Vi siete mai confrontati con voi stessi? Vi siete mai fatti la domanda “se tu potessi tornare indietro a 16 anni, incontrando il te stesso di oggi saresti soddisfatto di quello che sei diventato?”.

Paura, eh?

Cari miei, qui si diventa vecchi, ogni giorno di più, e i domani sono sempre di meno.

Si diventa vecchi e in qualche modo si approda anche alla spiaggia della saggezza. Si, in qualche modo.

Che io poi chiamerei più correttamente spiaggia delle esperienze che abbiamo vissuto e alle quali siamo sopravvissuti. Per bravura, talento, indole. O per caso, per fortuna.

Una volta approdati lì, il segreto è lasciare la barca in un posto sicuro.

Non solo per essere certi di ritrovarla e potere tornare a casa, ma anche per poterci ritornare ogni volta che lo si vuole.

Sulla spiaggia si trova poi di tutto, storie, racconti, memorie, pezzi di cuore, rumore di risate.

Anche lacrime, certo, e non è detto che siano sempre nostre.

Foto di persone che abbiamo amato e di altri che invece no, proprio per niente.

E persone. Persone con le quali abbiamo festeggiato grandi gioie e altre con le quali abbiamo condiviso le ore più buie, persone che sono sempre state con noi e altre che abbiamo lasciato indietro.

Qualcuno ci ha abbandonato, a volte con superficialità o con cattiveria. Pentendosene, sempre.

Qualcuno ci ha lasciato la mano, ma non avrebbe mai voluto.

Altre ancora sono sempre lì con noi, ma dobbiamo trovare il modo di tirarle fuori dagli angoli nascosti e impolverati. E questo, quando accade, porta sempre grandi emozioni.

Emozioni. Ecco, questo avevo nel cuore: uno spazio dedicato a raccontare. Memorie e pensieri in libertà.

Così, come vengono. Come si raccontano agli amici la notte, in strada, birra e paglia. A cazzo.

Non ci sarà un filo logico e nemmeno storico. Dipenderà dagli umori, dalle lune e da come ho dormito la notte prima.

Mi piacerebbe che i miei figli potessero portarsi via dal mio cuore qualche emozione, dai miei occhi un po’ di immagini tra tutte quelle che hanno visto in questa Lunga Corsa.

Dalla testa un po’ di cazzate che ho fatto, in modo da non poterle ripetere.

Troppe cose sono accadute perché vadano perdute. Ho già vissuto questa cosa e ancora mi tormenta.

Ma questa è un’altra storia.

Poi se volete parliamo degli occhi di mia figlia…

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