
Il senso di questa lunga corsa non lo sappiamo.
E più cerchiamo, più tentiamo di approfondire, di scoprire, di addentrarci nel mistero e più finiamo invischiati in un terreno fangoso che ci risucchia. Un pantano appiccicoso che ovunque t’appoggi ti rimane attaccato addosso.
L’armonia della vita e i suoi segreti non si comprano al bancone del bar, ma cercare di esplorarli è maledettamente difficile. Ed è anche terribilmente pericoloso. Paurosamente. Da perderci il sonno.
Viviamo, famelici di emozioni, smaniosi di vedere, imparare, sapere, costruire.
Di tutto quello che viviamo nella nostra esistenza, raccogliamo dentro di noi quanto più possibile.
Poi, quando viene il momento dei saluti, ci portiamo dietro anche tutto questo bagaglio.
Lasciamo ai nostri amici qualche episodio da raccontare. Non l’emozione di quel bacio prima di entrare a scuola, non quel sorriso all’accensione delle luci di Natale, non quell’abbraccio, fradicio di sudore e di emozioni, a fine partita.
Lasciamo alle nostre mogli il ricordo di un marito, padre e compagno virtuoso e nobile d’animo. Non l’emozione di averle guardate dormire la notte ringraziando il Signore di averle incontrate.
Lasciamo ai nostri figli quel che siamo riusciti a costruire per loro e per il loro futuro, qualche bel ricordo, qualche aneddoto che un giorno forse racconteranno ai nostri nipoti. Non l’odore del loro respiro, abbracciati nelle notti dei sogni brutti.
Non l’elenco, interminabile, dei singoli gesti d’amore e pensieri del quotidiano.
Tanti, infiniti pensieri.
Quel che abbiamo fatto, quel che ha mosso i nostri gesti, quello che abbiamo sentito nel cuore, quello che i nostri occhi hanno visto. La felicità travolgente di un abbraccio dei bimbi, il dolore disperato per un amore che ti lascia, la gioia entusiasta per un nuovo traguardo, la rabbia infinita per un amico che se ne va, il rammarico amaro di un obiettivo mancato.
Gli amori, le amicizie, gli incazzi, le delusioni, le sorprese, le gioie, le amarezze.
Le sconfitte, terribili e strazianti per come le ho sempre vissute io. Indimenticabili e, infatti, indimenticate.
Le rivincite e le vittorie, straordinarie nell’esplosione di gioia generata, anche se mai gustate fino in fondo per la consapevolezza della loro fuggevolezza.
Tutte le ore passate a mettere d’accordo cuore e testa. Anzi: cuore, testa e pancia. Quando dicono tre cose diverse e ci portiamo dentro le loro voci giorno e notte. Sperando che domani accada qualcosa che metta d’accordo tutti.
Niente, non c’è verso di venirne fuori: tutto questo se ne verrà via, insieme a noi, al termine della lunga corsa.
Proprio come chi c’era e ha visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, “tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia”.
Dopo quasi 40 anni, finalmente ho capito cosa voleva dire Roy Batty.
