
Ad una prima impressione, a quelli che meno ci conoscono, a tutti quelli che della nostra vita non sanno niente e anche a tutti quelli che ci hanno sempre guardato da fuori e giudicato “per sentito dire”, ecco a tutti questi lei può sembrare entrata dalla porta di servizio.
Piombata nella mia vita senza nessuna avvisaglia, tanto lontana (e non solo in termini di distanza) da me e dal mio modo di essere quanto estranea alle mie abitudini, alla mia routine, al mio ambiente e al mio mondo, Ipanema non aveva alcun argomento per suscitare il mio interesse.
Vabbè no, non è proprio così. In realtà ai miei occhi è sempre stata bellissima e le carte in regola per suscitare interesse le aveva, eccome.
La verità è che a quel tempo avrebbe dovuto avere anche i poteri magici del Principe Azzurro, quelli che con un bacio ti svegliano dal sonno, ti liberano dalle catene, ti strappano dall’incubo.
Perché di questo si trattava. A quel tempo (vedi Is there anybody out there? 18.04.21) stavo vivendo quello che alla vigilia doveva essere il mio reset personale verso un nuovo rilancio e invece ero finito in un buco nero a vivere uno dei miei peggiori incubi personali. My worst personal nightmare.
A riempirmi ancor più di angoscia, il fatto di essermici ficcato da solo. Sepolto vivo, sentivo di essere l’unico responsabile di quel mio infelice approdo.
Avevo tutto per la testa, ma proprio tutto. Tutto il peggio. La perdita di mio padre continuava a bruciarmi il cuore nonostante fosse già passato più di un anno e la decisione di voler tagliare il rapporto con quella che fino ad allora veniva considerata la mia compagna storica mi riempivano la testa di stordimento e il cuore di angoscia. Anche sul lavoro avevo qualche problema: sentivo che quella straordinaria ed entusiasmante cavalcata vissuta fin lì in MP Italia si stava esaurendo, qualcosa era cambiato e non in meglio, i migliori stavano scappando e i rapporti con l’headquarter si stavano sfilacciando.
Non mi sentivo all’altezza di quello che desideravo per me, mi svegliavo la mattina e davanti allo specchio mi dicevo che non ero “abbastanza”. Nello stesso tempo mi sentivo i panni stretti addosso, percepivo un grande potenziale e avrei voluto fare quel salto di qualità che ritenevo più che adeguato e meritato.
Risultato: motore imballato, fermo in corsia d’emergenza a guardare gli altri passarmi davanti.
Quel che mi mancava era una finestra sulla vita, una porta socchiusa che mi desse la possibilità di accorgermi che la vita vera era dall’altra parte.
Ci è voluta tutta la sua forza, la sua costanza, la sua determinazione. Anche di fronte ai miei tentativi di fuga e la mia disperata perdizione. Anche davanti alla voglia di restare a piangermi addosso dentro a quel buco nero.
Mi ha fatto scoprire che la vita non è tutto bianco o nero, e che anche i grigi hanno sfumature diverse. Mi ha fatto rivedere la traccia che credevo di avere perso e che andavo a cercare chissà dove, ad occhi bendati. Un po’ alla volta l’ago della mia bussola ha iniziato ad indicare un nord diverso: ci vuole fiducia per seguirlo e convincersi che la direzione originaria fose sbagliata. O la bussola rotta.
Ho imparato di nuovo ad avere fiducia, a ridere, a credere che domani sarà sempre meglio. Che una battaglia persa non significa perdere la guerra. Che un torto subìto può rivelarsi un’opportunità. Che spesso le cose si risolvono da sole e che i frammenti possono trovare una loro ricomposizione anche senza il nostro dannato impegno.
Con lei ho imparato che tutto può crollare, che sulle rovine si può costruire, che un obiettivo raggiunto non deve essere l’ultimo traguardo. Che finché ci sarà un battito noi dovremo giocarci un ruolo in questa corsa.
Che non è finita finché non è finita.
Insieme abbiamo fatto un sacco di strada, attraversando momenti di straordinaria felicità ed altri estremamente difficili che abbiamo affrontato e superato. Insieme, sempre.
Due bambini meravigliosi che non solo hanno coronato il sogno di una paternità che avevo nel cuore, ma anche colmato quell’istinto di realizzazione umana – non saprei come definirlo altrimenti – che fino ad allora sentivo non completo. C’è qualcosa male in un istinto umano teso a creare una famiglia? Viene da lontano, racconta di voi, dei vostri padri e dei vostri nonni. Parla di quel che eravate e che oggi siete: dovreste imparare ad ascoltarlo.
Chiara è stata un regalo prezioso mandato da qualcuno che da lassù mi protegge. Il regalo più prezioso.
Una magia.
Preannunciata, addirittura, da una cara amica con il dono della Scrittura Celeste: me l’aveva detto, sapevo che l’avrei trovata là e là ero andato a cercarla. Diciamo che ho impiegato un po’ a capire che “lei” era proprio lei, intento com’ero a guardare il dito anziché la luna.
Ma quale porta di servizio…… Ipanema era una predestinata.
Lei è entrata dal portone principale, tacco 12, tappeto rosso, ingresso VIP, fotografi.
Ciao Amore mio, quanto cazzo di tempo pensavi di farmi aspettare?
